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(28/04/2016) - Incontriamo col nostro Luca Vittori La Travaglina al Vinitaly 2016

'Non è incuria l'erba che vedi tra i filari', con queste parole Stefano Dacarro commenta le foto dei suoi vigneti

Incontriamo col nostro Luca Vittori La Travaglina al Vinitaly 2016

“Non è incuria l’erba che vedi tra i filari”. E’ una delle prime cose mi dice Stefano Dacarro, mostrandomi le foto dei suoi vigneti nel cuore dell’Oltrepo. Comincia così la nostra chiaccherata seduti allo stand Vinitaly dell’azienda La Travaglina, una bella realtà nel cuore delle colline pavesi.

Quando nasce La Travaglina e qual è la vostra filosofia produttiva?
“La nostra azienda nasce nel ’66 con sette ettari di vigneti e con i classici vitigni dell’Oltrepo e prende il nome dalla cascina Travaglina, nel comune di Santa Giuletta, che è sede di tutte le attività; è un’azienda a conduzione familiare nel vero senso della parola, siamo tre persone ad occuparci di tutto. Dal 1990 siamo in regime di agricoltura integrata perché crediamo che il rispetto per l’ambiente e il territorio si traduca nel rispetto per il nostro prodotto e quindi per i nostri clienti, sempre più attenti agli aspetti di sostenibilità ambientale. Quindi inerbimento, abolizione dei diserbanti e la riduzione al minimo dei trattamenti con fertilizzanti.”

Quali sono oggi le dimensioni dell’azienda?
“Abbiamo 33 ettari di proprietà in un unico corpo attorno alla cascina ad un’altitudine compresa tra i 200 e i 300 msl e produciamo circa 200.000 bottiglie all’anno distribuite su 15 etichette; coltiviamo croatina, barbera, pinot nero, pinot grigio, riesling italico e cortese.”

Oltre all’Italia in quali altri mercati siete presenti?
“Da qualche anno stiamo lavorando su alcuni mercati esteri, con buoni risultati in Giappone, in Canada e Stati Uniti, principalmente a New York, soprattutto per i metodo charmat e in Germania con il riesling, anche se ciò può apparire perlomeno singolare vista la vocazione di quel paese per questo vitigno.”

Un vino che ritieni particolarmente rappresentativo de La Travaglina?
“Direi “Casaia”, il nostro pinot nero vinificato in rosso. Ne produciamo circa 3000 bottiglie; è un 100% pinot nero da cloni francesi selezionati per la vinificazione in rosso; le uve provengono da un vigneto di proprietà a circa 200 metri di altitudine con terreno argilloso-limoso.
La vendemmia è manuale ed effettuata dopo una leggera sovramaturazione; dopo la malolattica il vino riposa in barriques di secondo e terzo passaggio per un periodo che può andare dai dodici ai sedici mesi a seconda dell’annata ed altri sei mesi almeno in bottiglia, anche se io consiglio di “aspettarlo” qualche anno per apprezzarne appieno le potenzialità.”
Abbiamo quindi degustato il Casaia 2012, che presenta un bel naso intrigante di frutti rossi, mirtilli e cassis, viole, sottobosco e spezie dolci, cui seguono delle leggere note evolutive fumé e di funghi secchi. In bocca è caldo, morbido, con un tannino fine ed elegante, di buona persistenza, che saprà sicuramente esprimersi al meglio fra qualche tempo, come già suggeritoci da ……………. che salutiamo e ringraziamo, augurandogli buon lavoro per queste intense giornate veronesi.

Luca Vittori

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