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(18/06/2017) - Italia in Rosa 2017: un evento di successo

Cronaca, degustazioni, racconti del nostro Luca Vittori in quel di Moniga del Garda

Italia in Rosa 2017: un evento di successo

Non so voi, ma personalmente e al di la della moda degli ultimi anni che riguarda però soprattutto gli spumanti, io trovo ancora parecchie resistenze, da parte di amici , parenti e conoscenti vari, quando propongo un vino rosato –o rosé- a pranzo o a cena. L’obiezione più gettonata è quella che riguarda il fatto che “non è né un bianco né un rosso, non è né carne né pesce”, ed io allora che cerco di spiegare che è esattamente per questo motivo che il rosé deve essere considerato una tipologia a parte e che di questa tipologia esistono grandi espressioni, anche italiane e che si presta ad una vasta gamma di abbinamenti, che è un vino molto difficile da fare, eccetera, eccetera, eccetera… La più parte delle volte però, finisco col desistere, indulgendo alla mia naturale convinzione che la democrazia sia la miglior forma di governo possibile.

Il vino rosa non è una moda o, se lo è, ben venga, purché riesca finalmente a far apprezzare, anche fuori dal territorio di produzione, un vino che ha radici antiche; sulla riva bresciana del lago di Garda, il metodo di produzione del chiaretto – il “vino di una notte”, dato che il contatto del mosto con le bucce dura in media sei ore- è stato codificato nel lontano 1896 dal senatore veneziano Pompeo Molmenti  nella sua cantina di Villa Brunati a Moniga del Garda. Siamo in Valtènesi, dove il grande lago è capace di creare un microclima unico; oltre alla vite, qui  abbondano gli ulivi, i cedri – la Tassoni, produttrice della famosa cedrata è stata fondata nel 1793 a Salò- e i capperi.

“Quella della Valtènesi per i rosati è quindi una vocazione che diventa denominazione -spiega il direttore del consorzio Valtènesi Carlo Alberto Panont- alla cui base c’è un vitigno autoctono, il groppello, nei tre biotipi gentile, di Mocasina e di Santo Stefano, che ulteriormente identifica i vini delle colline moreniche che vanno da Desenzano a Salò.”

Vedere un territorio muoversi compatto per promuovere la propria identità in un mercato –quello dei rosati- che, come ci spiega Jean Marc Ducasse, buyer manager del PinkRosé Festival di Cannes, ormai rappresenta oltre il dieci per cento del consumo mondiale di vino, fa sempre molto piacere, e altrettanto piacere fa constatare la crescita che Italia in Rosa, prima e più importante manifestazione dedicata ai rosé, ha avuto nelle sue ormai dieci edizioni. Quest’anno è stata organizzata, dal 2 al 4 giugno, nel castello di Moniga del Garda, le cui mura, alla sera, venivano illuminate con un’affascinante luce rosa, rendendo questa già stupenda cornice qualcosa di veramente suggestivo.

Vi hanno partecipato circa 140 aziende da tutta Italia con la Puglia e, più precisamente il Salento, nel ruolo di “ospite d’onore” : deGustoSalento è un’associazione di 18 produttori di negroamaro salentini, organizzatrice, tra l’altro, di Rosexpò, altra importante manifestazione “rosa” che si tiene a Lecce  e che ricambierà ospitando il consorzio Valtènesi nella prossima edizione e, considerando il ruolo che i rosati salentini hanno sempre avuto nella diffusione nel mondo di questo vino, è particolarmente apprezzabile l’unione d’intenti che ne scaturisce.

A Italia In Rosa è anche abbinato un concorso enologico,  il Trofeo Pompeo Molmenti, vinto quest’anno dall’azienda La Basia di Puegnago con il Valtènesi Chiaretto Doc 2016 “La Moglie Ubriaca” : vino dal piacevole equilibrio e di sorprendente persistenza.

In generale posso dire di aver assaggiato ottimi rosé; sorprende soprattutto la grande sapidità dei chiaretti 2016, elemento che emerge come costante, al di la delle diverse interpretazioni aziendali, caratteristica questa che rende questi vini estremamente interessanti negli abbinamenti. Ce ne hanno dato prova lo chef gardesano Carlo Bresciani che con Guido Invernizzi, sommelier e relatore di AIS Milano si sono divertiti ad abbinare prodotti del territorio come la trota e il coregone o un risotto con crostini croccanti di maialino ad altrettanti chiaretti e, a chi è convinto che i rosati siano vini esclusivamente “da aperitivo”, consiglio di ricredersi: la freschezza e la sapidità uniti al leggero tannino aprono un ventaglio di possibilità davvero sorprendenti.


Citerò alcuni chiaretti tra quelli che più mi hanno colpito.
Il Valtenesi DOC Chiaretto “Il vino di una notte” 2016 delle cantine Avanzi, il Garda Bresciano DOC Chiaretto “Matilde” 2016 dell’azienda Due Pini, il Valtenesi DOC Chiaretto “Selene” 2016 di La Pergola, il Garda Classico DOC Chiaretto “18 e Quarantacinque” 2016 di Citari, il Valtenesi DOC Chiaretto “RosaGreen” 2016 di Pasini San Giovanni, il Valtenesi DOP Chiaretto “Preafete” 2016 del Podere dei Folli e il Garda Classico DOC Chiaretto “Minuetto” 2016 dell’Ulif.

Tra i "non chiaretti"
Dalla Puglia poi una graditissima conferma, “EstRosa” di Pietraventosa , rosato di carattere e di corpo, da primitivo con una piccola percentuale di aglianico. Da nerello mascalese in purezza invece due vini dell’etna: l’Etna DOC Rosato “Vigorosa” 2016 delle Fattorie Romeo del Castello, che colpisce subito al naso per la grande mineralità, con note fumè e di polvere da sparo e il Terre Siciliane IGT “Piano dei Daini” 2016 delle Tenute Bosco, di un bellissimo buccia di cipolla scarico e grande piacevolezza di beva. Altre belle conferme dal Brut Rosé di Monsupello –siamo in Oltrepò- metodo classico veramente di alto profilo e dal Colline Novaresi DOC Nebbiolo Rosato “Poderi di Sopra” di Vigneti Valle Roncati.


Insomma, dieci candeline per Italia in Rosa che coincidono con un grande successo di pubblico –circa ottomila visitatori- ed un palpabile crescente entusiasmo; credo e mi auguro che l’interesse sempre più consapevole dei consumatori per i rosati continui a crescere e che Italia in Rosa sarà sempre di più il punto di riferimento di questa tendenza. Non resta che darci appuntamento all’anno prossimo e sarà davvero interessante vedere, a distanza di un anno, il cammino che sarà stato percorso, cammino sicuramente sempre più “rosa”.


Luca Vittori




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