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(22/11/2017) - 30 anni di Durello: pronti per crescere ancora, novembre 2017

Si sono celebrati alla quindicesima edizione di Durello&friends i trent’anni dalla nascita della Doc berico-scaligera. Maturità, consapevolezza, identità, metodo, vitigno, visione condivisa, territorio: ecco gli ingredienti indispensabili per fare ora il grande salto

30 anni di Durello: pronti per crescere ancora, novembre 2017

Trent’anni di doc: il Lessini Durello è finalmente maggiorenne, in grado cioè di rispondere con consapevolezza delle proprie scelte e maturo per intraprendere un vero percorso di crescita e di sviluppo.
Questa la sintesi della quindicesima edizione di Durello&Friends, che si è chiuso domenica 19 novembre a Verona negli spazi di Wine2Digital di Verona Fiere, in collaborazione con Camera di Commercio di Verona e con Banco BPM.

Molti gli ospiti che si sono alternati in questa “arena delle bollicine” per contribuire con la propria visione a meglio focalizzare gli obiettivi che da adesso in poi la doc berico-scaligera si deve prefiggere se vuole puntare a fare davvero il grande salto.
Maturità, consapevolezza, identità, metodo, vitigno, visione condivisa, territorio: ecco le parole chiave che sono maggiormente ritornate nei tre giorni di lavoro e durante le visite alle aziende da parte di una delegazione di stampa specializzata, coinvolta per l’evento.

«Quella di quest’anno è senza dubbio un’edizione speciale - ha sottolineato Alberto Marchisio, presidente del Consorzio del Lessini Durello – a cominciare dalle “candeline” che la doc del Lessini durello andrà a spegnere. Si tratta di un traguardo importante non solo in termini di maturità anagrafica ma anche e, soprattutto, sul fronte della qualità e delle chance di mercato: le nostre bollicine, forti dell’appeal che stanno riscontrando sia in Italia sia all’estero e, legate a filo doppio ad una marcata identità territoriale, hanno oggi reali possibilità di distinguersi e di concorrere anche sui grandi mercati internazionali».

Gli ha fatto eco l’enologo Mattia Vezzola, parlando del Franciacorta, secondo il quale a proposito del Lessini Durello «nel mondo si producono 3.5 miliardi di bottiglie di spumante. Per progredire sono necessari direzione e velocità del passo: tutti cioè ne devono trarre beneficio. Per questo non serve il marketing o la ritualità ma serve coscienza civile e senso di appartenenza».

Un progresso e una visione condivisa anche da Enrico Paternoster (Trento DOC) che ha affrontato la questione del mutamento climatico. «Oggi non possiamo non considerare come il clima ed il suo mutamento influenzino la viticoltura. Il territorio da cui provengo ha visto nascere il Talento e possiamo dire che sia stato un pioniere per quanto concerne il monovitigno. Ma a fronte di questo dobbiamo aver bene chiaro oggi che le basi spumante sono molto sensibili al mutamento climatico».

Pragmatico il pensiero di Franco Adami, per il Prosecco Superiore Docg che ha sottolineato come «noi veneti, a differenza dei bresciani che sono sempre stati bravi a fare i conti, abbiamo lavorato, lavorato, lavorato. Oggi ci troviamo tra le mani un fenomeno senza pari nella storia: tutti corrono nella stessa direzione, a velocità diverse, e alcuni a fari spenti. Attenzione però: dove non ci sono regole l’etica non basta mai».

Trent’anni di denominazione per il Lessini Durello che coincidono anche con i trent’anni di Slow Food. «Parlare di cibo – ha sottolineato Silvio Barbero, vice presidente di Slow Food Italia al focus dedicato al “doppio compleanno” – vuol dire parlare di economia, ambiente, socialità e anche salute. Purtroppo oggi rischiamo di perdere la biodiversità. E ci si interroga se la produzione di cibo e vino faccia bene all’ambiente: ci troviamo in un contesto in cui rischiamo di restar privi delle caratteristiche e le peculiarità produttive, col rischio di andare verso l’omologazione dei gusti».
Per Gigi Piumatti, presidente di Slow Food Promozione, «il Durello ha tutte le caratteristiche per emergere nel panorama enologico attuale: forza, carattere ed identità. Un percorso che abbiamo seguito come Slow Food da anni e che abbiamo spesso condiviso».
Galdino Zara, socio e animatore di Slow Food Veneto, ha inoltre evidenziato il forte legame del Durello con il territorio: «Il Lessini Durello racconta un territorio ad alto valore emozionale. Suolo vulcanico e vini estremi rappresentano la sintesi di queste dinamiche caratteristiche non ancora però pervenute con forza alla ristorazione veneta. Abbiamo quindi bisogno di un vino come il Durello per raccontare storie di identità e fatica».
 
Serve dunque “eroismo” per cercare di produrre conciliando reddito e rispetto per l’ambiente. Ne è stato testimone Roberto Gaudio, presidente del Cervim, il Centro di ricerca, studi e valorizzazione per la viticoltura di montagna. «Quando parliamo di viticoltura di montagna dobbiamo ricordarci che, pur rappresentando un fenomeno marginale, pari a meno del 5% della superficie viticola totale europea, essa ha delle implicazioni importanti sull’economia, la società, l’ambiente e la cultura di molte regioni e nazioni. E questo non è certo un fattore secondario».

Più focalizzato invece sullo stile il pensiero di Andrea Gori, ambassadeur de Champagne e penna di Intravino che, nel corso di una degustazione comparata, ha sottolineato come «nel vino oggi funzionano piccole produzioni, vitigni autoctoni, vini “minerali”, per quanto quest’ultimo termine sia vago. Il Lessini Durello ha tutte queste caratteristiche e si distingue per la forte identità data dal vitigno autoctono e dalla sua peculiare maturazione sui lieviti».

Ricco di provocazioni infine l’intervento di Andreas Marz, giornalista di Merum, secondo il quale «le bottiglie di Lessini Durello sono delle vere e proprie gemme preziose e hanno tutte le carte in regola per “esplodere” come nuovo fenomeno della spumantistica italiana. La durella inoltre è una varietà molto resistente anche ai mutamenti climatici perché, anche nella sua piena maturità, presenta una componente acida molto spiccata, ma i produttori sono oggi chiamati a fare scelte lungimiranti e non miopi».
 
La zona di produzione
La zona di produzione del Lessini Durello si trova sulle colline tra Verona e Vicenza. Sono coltivati a Durella 366 ettari sulle colline veronesi e 107 ettari su quelle vicentine. Sono 428 i viticoltori che coltivano quest’uva autoctona.
 
Ad oggi le aziende socie del Consorzio del Lessini Durello sono 31
Az. Agr. Bellaguardia, Ca’D’or, Casa Cecchin, Cantina di Monteforte d’Alpone, Cantina di Soave, Az. Agricola Casarotto, Cavazza, Collis Veneto Wine Group, Az. Agr. Corte Moschina, Dal Maso, Cantina Dal Cero, Cantina Fattori, Franchetto, Az. Agr. Fongaro, Gianni Tessari, Marcazan Fabio, Az.Ag. Masari, Az. Agr. Montecrocetta, Az. Agr. Sacramundi, Az. Agr. Sandro De Bruno, Az. Agr. Tamaduoli, Az. Vitivinicola Tirapelle, Cantina Tonello, Cantine Vitevis, Az. Ag. I Maltraversi, Cantine Riondo, Cantina Valpantena, Cartine Marti, Family of Wine, Enoitalia, Cantina Danese.


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