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(20/06/2012) - A scuola di Soave, tra vulcani, Cru e mercati - 19 giugno 2012

Venti studenti del Master “Food, culture and communications” di Slow Food in visita oggi a Soave, alla scoperta di vigne storiche, suolo vulcanico e identità produttiva

A scuola di Soave, tra vulcani, Cru e mercati - 19 giugno 2012

Garganega, vulcano, cru, parco enologico, famiglia. In una parola Soave, un distretto produttivo del vino bianco tra i più significativi in Italia, che oggi è stato oggetto di studio da parte degli studenti post-graduated del Master in “Food, culture and communications” dell’Università del Gusto di Slow Food con sede a Pollenzo.

Venti speciali “ospiti”, tutti tra i 22 e i 30 anni, provenienti da Stati Uniti, Germania, Nuova Zelanda, Canada, Tailandia, solo per citare alcuni dei paesi d’origine, giunti sulle colline del Soave per conoscere da vicino storia, caratteristiche, mercati di questo vino bianco, bandiera dell’enologia italiana oltre confine.

Il Soave torna dunque al centro del mondo, oggetto di studio e di attenzione internazionale per la sua identità di modello produttivo veneto declinato al vino bianco.
Soave non solo come comprensorio produttivo, ma anche come vero e proprio distretto didattico, per questa delegazione di studenti internazionali impegnati in un master che li vedrà specializzarsi nel wine and food italiano per un anno. Non “freshers”, cioè matricole universitarie, ma giovani già laureati e con anni di esperienza lavorativa già alle spalle, che hanno deciso di investire in sapere e sapori, in Italia, a Pollenzo, per 12 mesi.

Alcuni di loro sono giornalisti, altri scrittori, alcuni hanno gestito il ramo commerciale d’azienda, altri ancora hanno lavorato come guide turistiche, tutti accomunati dal desiderio di saperne di più in tema di cibo, vino e territorio.
Eccoli dunque sulle colline del Soave, a scoprire, filare dopo filare, il “vigneto più grande d’Europa”, forte della sua inconfondibile fisionomia fatta di paesaggio, di clima e di suolo.

Una originalità, quella del Soave, che si innesta sul valore del vulcano inteso come fattore produttivo e garanzia climatica, come emerso nel corso dell’ultima edizione di Vulcania, il forum internazionale dei vini bianchi da suolo vulcanico.
Tra le zone produttive di origine vulcanica in Italia infatti quella del Soave, oltre ad essere la più ampia per estensione, risulta essere anche la più antica dal momento che i filari di garganega che oggi rivestono le colline del Soave sprofondano le loro radici tra basalti e sedimenti vulcanici risalenti a 50 milioni di anni fa. In tutto questo tempo le terre sono emerse dal mare ed hanno subito una lenta ma preziosa fase di “maturazione”. Ne risultano suoli tra i più ricchi in elementi minerali a sostanza organica che i ricercatori chiamano paleosuoli. Un ambiente ideale dove la Garganega ha dimostrato da centinaia di anni di trovarsi a proprio agio.

Il “sistema vulcano” del Soave, oltre a concorrere in modo evidente a comporre un preciso ed identificativo aspetto paesaggistico del territorio, di fatto proprio per le sue specifiche caratteristiche chimico fisiche costituisce una sorta di stabilizzatore ambientale, quasi un ombrello protettivo nei confronti delle influenze, spesso negative, che i recenti cambiamenti climatici inducono nella regolare maturazione dell’uva.
Un vero e proprio patrimonio che vale doppio dato che ogni anno può essere capitalizzato dalle stesse imprese con minori interventi in fase di concimazione e di interventi fitosanitari, con una regolarità nelle produzioni e con la possibilità di pianificare ogni processo produttivo nel migliore dei modi.

Un punto di partenza importante che determina un evidente e notevole vantaggio anche economico.
Un altrettanto importante punto di analisi da cui partire per saperne di più.
Soave e Vulcano legati in maniera indissolubile e catalizzatori insieme non solo dell’attenzione da parte del mondo della comunicazione di settore e dell’università, ma anche degli operatori di settore, esteri in particolar modo.

Mercoledì 20 infatti una delegazione di buyer tedeschi arriverà a Soave e si fermerà per tre giorni per conoscere i caratteri della zona di produzione, le peculiarità dei vini e dei suoli di origine.
Seguiranno incontri mirati business to business con le aziende socie del Consorzio del Soave.

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