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(02/11/2012) - Wine Spectator incorona il Soave

Allison Napjius, firma di riferimento dell’autorevole mensile americano dedicato al vino, elogia il Soave che si distingue “per la sua mineralità ed una bilanciata acidità”

Wine Spectator incorona il Soave

Dalle pagine patinate del numero di ottobre di Wine Spectator, il mensile americano dedicato al vino per eccellenza, spicca un ampio reportage dedicato al Soave, ai suoi vini e al suo territorio, a firma di Allison Napjius, penna di riferimento e autorevole opinion leader di settore.
<<L’Italia è un insieme di regni del vino – sottolinea la giornalista - e tra questi, è sicuramente da includere la zona produttiva del Veneto, che si estende dalle rive del Lago di Garda a ovest, fino quasi a Venezia ad est. Tra i bianchi spicca senza dubbio il Soave, che si distingue per la sua mineralità…un vino dalla buona struttura che presenta una acidità equilibrata… nato da suolo nero, vulcanico, il Soave, presentando una particolare nota salina, è nel complesso un vino fine, in grado di preparare piacevolmente la bocca al pasto>>.
La giornalista parla a più riprese dell’uva <<garganega autoctona>>, evidenziando che <<i migliori Soave vengono dalla collina>>, vini a suo dire <<perfetti da soli ma che ben si accompagnano anche al pollame, il pesce e le verdure grigliate>>. Un vino, il Soave, dal <<carattere vivace, fresco, talvolta speziato e ben strutturato>>.

Copertina di Wine Spectator

Quella di Wine Spectator è una nuova importante segnalazione da parte della stampa estera che negli ultimi mesi ha rivolto una particolare attenzione alla denominazione veronese.
Prima un ampio articolo di Eric Pfanner sul New York Times e sull’International Herald Tribune, a cui è seguito un lungo reportage sul Soave a firma di Michael Garner, penna di riferimento del mensile britannico Decanter.

Un’attenzione, quella della stampa estera verso in Soave, che non è casuale. Da diversi anni il Consorzio delSoave è infatti impegnato in una serie di progetti promozionali del Soave all’estero, con particolare riferimento alla piazza americana.
<<Articoli come quello di Allison Napjus – sottolinea Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio del Soave – evidenziano che fino ad oggi la semina, impegnativa, che il Consorzio ha fatto, sta finalmente portando i risultati sperati. Da tempo infatti siamo impegnati in maniera importante nel mercato statunitense con azioni mirate sia al trade sia al consumatore generico. Di pari passo non abbiamo mai smesso di seguire con attenzione la stampa, sia quella specializzata sia quella generica, anche con attività di incoming qui sulle nostre colline. Risultati come questi ci dicono che siamo sulla strada giusta e ci spingono a proseguire in questa direzione>>.

A fronte di tali risultati l’impegno in tema di promozione verso i Paesi Terzi da parte del Consorzio del Soave proseguirà per tutto il 2012. In questa direzione le imprese del Soave investiranno 1,5 milioni di euro in azioni promozionali che riguarderanno Stati Uniti, Canada, Russia, Cina, Giappone e Sud Est Asiatico.
Con l’approvazione dei nuovi programmi promozionali per il 2013 questi investimenti cresceranno ulteriormente attestandosi sui 2,5 milioni di euro che saranno impiegati in work shop, attività di incoming, fiere, degustazioni mirate al pubblico ed eventi focalizzati al trade.

Un impegno importante che è però controbilanciato da un significativo trend di crescita sul mercato a stelle e strisce.
Se infatti per l’anno 2009/2010 le aziende socie del Consorzio del Vino Soave hanno registrato nel mercato USA una crescita del +20% in termini sia di volumi che di valore rispetto all’anno 2008/2009, anche il 2011 si è chiuso con una crescita a doppia cifra per la denominazione veronese sia in termini di valore che in termini di volume. Tutti dati col segno più che si sono confermati anche nei primi quattro mesi del 2012.
Bene anche la distribuzione geografica di prodotto: all’interno degli Stati Uniti le differenti tipologie di Soave esportato dalle aziende sono ad oggi reperibili in 25 stati, mentre negli ultimi tre anni il numero di aziende aderenti al consorzio che hanno stabilito rapporti commerciali con gli USA è cresciuto del 16% rispetto al triennio precedente.

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