Italia del Vino - Expo 2015


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8° Simposio Mondiale Masters of Wine a Firenze, 15-18 maggio 2014

Le conclusioni più significative e i principali interventi dei relatori della 4 giorni toscana

8° Simposio Mondiale Masters of Wine a Firenze, 15-18 maggio 2014

8° Simposio Mondiale Masters of Wine a Firenze, 15-18 maggio 2014 - Le conclusioni più significative e i principali interventi dei relatori della 4 giorni toscana

Alegre (Google):
 "Internet non è meglio, ma partner della carta stampata: il futuro della comunicazione del vino passa dalla crossmedialità."
Crossmedialità e interazione tra carta stampata e internet sono le chiavi del futuro della comunicazione democratica del vino. Parola di Daniel Alegre, presidente worldwide Partnership & Business di Google, intervenuto oggi nella giornata di apertura dell’8° Simposio mondiale dei Masters of Wine, in corso a Firenze fino a domenica 18 maggio, grazie alla collaborazione con l’Istituto del vino italiano Grandi Marchi. Il futuro, secondo Alegre, è caratterizzato da grandi innovazioni: “Come quella del Mit che sta studiando uno schermo digitale che al tocco dà le stesse sensazioni del giornale stampato, la differenza la farà la facilità dei pagamenti on line”.
Internet e carta stampata non sono competitors ma “soci che si complementano”. Tra gli strumenti più innovativi che il web offre, secondo Alegre, ci sono gli hangout che permettono di costruire “una relazione personale tra produttore e consumatore in qualunque parte del mondo, trasformando una transazione commerciale in una relazione duratura, ma anche il cellulare con le sue applicazioni ‘location based’ che permettono di mescolare e di incrociare i dati”. “Strumenti questi che in passato costavano all’azienda centinaia di migliaia di dollari e che oggi - ha proseguito il presidente Alegre - permettono un rapporto uno a molti, sono innovativi e accessibili a chiunque”. 

Antinori (Presidente Istituto Grandi Marchi): “Nuovo rinascimento vino italiano, ora ancora più qualità e comunicazione sui mercati internazionali”.
Dinamismo e creatività sono le chiavi del grande successo del vino italiano negli ultimi 40 anni, protagonista di un nuovo rinascimento e, al contempo, di una rivoluzione senza precedenti. Ne è convinto Piero Antinori, presidente dell’Istituto del Vino Grandi Marchi, intervenuto nell’unica sessione tutta italiana della seconda giornata di lavori dell’8° Simposio mondiale dei Masters of the Wine in corso a Firenze fino a domenica 18 maggio. “Oggi – ha detto Antinori di fronte agli oltre 400 delegati del settore provenienti da tutto il mondo - i vini italiani godono finalmente del rispetto che meritano sui mercati internazionali. Per tanti anni in Italia abbiamo prodotto grandi quantità di vino a basso prezzo fino a quando, alla fine degli anni ‘60, abbiamo capito che bisognava intervenire cambiando innanzitutto l’immagine del nostro Paese all’estero, associata a ‘quelli del fiasco di vino abbinato alla pizza e al mandolino’”. Per il presidente dell’Istituto del vino Grandi Marchi, a partire da quegli anni ci sono stati dei cambiamenti incredibili: “Una vera rivoluzione che ha portato a grandi innovazioni in cantina permettendo così al vino italiano di invertire la rotta passando da una produzione di quantità ad una di sempre maggiore qualità”.  In questa fase di post rivoluzione il vino italiano deve darsi nuovi obiettivi e visioni per il futuro, come ad esempio “rimuovere quel 20% di vigneti inefficienti e non orientati al mercato, per produrre vini di alta qualità, utilizzando anche i fondi messi a disposizione dell’Unione Europea”. Tra le azioni urgenti per Piero Antinori anche quella della “comunicazione del nostro patrimonio vinicolo all’estero; un ambito in cui l’Italia deve lavorare molto per far scoprire le molteplici personalità del nostro vigneto”. Personalità che, sui mercati internazionali, sono ancora un rebus tutto da risolvere per le oltre 450 denominazioni che ci caratterizzano.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Maurizio Zanella, presidente di Ca’ del Bosco e del Consorzio Franciacorta, per il quale: “All’Italia del vino non si può attribuire un’unica identità. Nel nostro Paese, infatti, ci sono 21 diversi paesi, 21 culture e storie diverse. L’Italia vitivinicola non ha un’identità univoca ed è per questo che all’estero si fatica ad identificarci”.

Tra gli interventi italiani anche quelli di Alberto Tasca (Tasca D’Almerita) e di Gaia Gaja (Gaja) che hanno sottolineato il ruolo fondamentale dell’innovazione nel vigneto e in cantina all’insegna della sostenibilità, oltre che della necessità di un rinnovamento che passa dal confronto e dal lavoro “di squadra” dei produttori italiani.

Vouillamoz (genetista): "Futuro viticoltura a due vie, OGM o nuove varietà e incroci".
“Il futuro della vite passa attraverso le varietà. Il potenziale genetico delle viti non è stato ancora sfruttato appieno, ne abbiamo infatti utilizzato solo una minima parte. Ad oggi ci sono circa 5-6mila varietà di viti nel mondo ma potrebbero essere molte di più. Non abbiamo mai provato ancora numerosissimi incroci”. Così il genetista svizzero specializzato in DNA dell’uva José Vouillamoz, intervenuto oggi al Simposio mondiale dei Masters of Wine di Firenze nella sessione dedicata ai cambiamenti climatici, ha tracciato il possibile scenario futuro della viticoltura in un ipotetico 2214. A fronte dei cambiamenti climatici o delle probabili malattie future sui vigneti, due sono le vie possibili indicate dal genetista: “Se ad esempio per produrre il Romanée-Conti nel 2214 sceglieremo di mantenere  il Pinot Noir, saremo costretti a usare gli agrofarmaci, a fare uno screening sui nuovi cloni di Pinot più resistenti, o a passare a un Pinot Ogm. L’altra via è scegliere di cambiare varietà attraverso nuovi incroci o ibridi”. Un potenziale enorme, secondo Vouillamoz, quello proveniente dalla genetica, che offre 13 geni, 60 specie, 2 subspecie e dai 5 ai 10mila cultivar ma anche la possibilità di numerosi nuovi incroci, tutti da sperimentare. “Non abbiamo mai tentato ad esempio l’incrocio tra Merlot e Saperavi o tra Pinot e Furmint, o tra vitis silvestris e vitis vinifera”. Ad oggi secondo Vouillamoz “gli unici 2 incroci di successo sperimentati sull’intero pianeta  sono Müller Thurgau e Alicante Henri Bouschet” ma numerose sono le sperimentazioni in corso in 8 Paesi. Il futuro della viticoltura saranno per Vouillamoz anche le varietà, definite “un patrimonio unico da salvaguardare per le future generazioni”  che potranno “passare dall’oblio al successo”, come è successo per il Sagrantino. Una parte importante potrebbe giocarla l’Italia “dove sono presenti oltre 400 varietà”, tra cui il Lagrein del Trentino e il Nieddera della Sardegna.

Farinetti (fondatore di Eataly): "L'obiettivo per l'Italia nei prossimi 5 anni è raddoppiare il prezzo medio senza aumentare la quantità".
“L’obiettivo del vino italiano nei prossimi cinque anni è raddoppiare il prezzo medio senza aumentare la quantità”. Lo ha detto Oscar Farinetti, intervenendo all’8° Simposio mondiale dei Masters of Wine in corso a Firenze fino al 18 maggio, grazie alla collaborazione dell’Istituto del Vino Grandi Marchi presieduto da Piero Antinori. Tre le linee guida per l’Italia enologica tracciate dal fondatore di Eataly per raggiungere l’obiettivo: puntare sulla biodiversità e sugli autoctoni, un patrimonio da 1200 vitigni di cui, ad oggi, se ne utilizzano solo 400; migliorare la capacità di narrazione sui mercati internazionali; fare pulizia. Per Farinetti, infatti: “Il futuro del vino italiano sarà ‘Vino Libero’, l’associazione che intende liberare il vino da troppi concimi e diserbanti, dai troppi solfiti in cantina, dalle analisi sensoriali esagerate, dai prezzi troppo bassi o troppo alti, da un sistema di distribuzione medievale e da troppa burocrazia”.  A chiusura del suo intervento Oscar Farinetti ha ricordato ai delegati europei presenti al Simposio l’impegno per l’Europa, invitandoli ad andare a votare il prossimo 25 maggio: “In questo momento ci sono istanze separatiste e ‘no euro’ che possono minacciare la crescita dell’umanità. Per questo vi invito ad andare a votare per l’Europa a prescindere dal vostro orientamento politico”. Farinetti, infine, ha apprezzato l’iniziativa del Simposio dei Masters of Wine per la prima volta in Italia definendola “potente e di alto tenore tecnico-scientifico”.

Samant (Sula Vineyards): "L’India è ancora un mercato chiave per il vino".
“L’India torna ad essere una grande opportunità per il vino. Abbiamo infatti un nuovo Governo dal quale ci aspettiamo riforme significative in grado di semplificare e incentivare le importazioni di vino”. Lo ha detto Rajeev Samant, fondatore e presidente di Sula Vineyards, uno dei produttori più importanti in India, intervenuto oggi all’8° Simposio dei Masters of Wine in corso a Firenze, grazie alla partnership con l’Istituto del vino Grandi Marchi.  “Nel Paese con il consumo pro capite più basso al mondo, 0,12lt l’anno, – ha continuato Samant –  sono  in corso dei grandi cambiamenti sociali. In primis quello del consumo di vino da parte delle donne che lavorano nelle grandi città e che oggi possono incontrarsi e bere un bicchiere di vino, di solito bianco, la sera dopo il lavoro. Un costume ormai socialmente tollerato e che segna una svolta sul fronte dei consumi interni”. Anche per questo, ha concluso il  presidente di Sula Vineyards: “L’India è un mercato che non bisogna abbandonare e che riserverà una crescita inaspettata per i prossimi 10 anni”.

Antinori (Presidente Istituto Grandi Marchi): ‘Evento memorabile per tutto il vino italiano. Ora lavorare su fronte dei prezzi. EXPO 2015 è una grande opportunità per il vino italiano. Occorre presentarsi uniti davanti al mondo’.
Valette (Presidente Institute of Masters of Wine): ‘Esperienza indimenticabile’.
“Questo Simposio è stato un evento memorabile che avrà ricadute positive a lungo termine per tutto il vino italiano. Iniziative come questa possono invertire la tendenza e ribaltare la nostra posizione secondaria all’interno di questa prestigiosa accademia che è in grado di influenzare le decisioni di business sul vino a livello globale”. Così Piero Antinori, presidente dell’Istituto del vino Grandi Marchi – l’associazione composta dalle 19 cantine icona dell’enologia italiana nel mondo che ha presentato la candidatura ufficiale dell’Italia nel 2011 – a conclusione dell’8° Simposio dell’Institute of Masters of Wine “Identity, Innovation, Imagination” che si chiude oggi a Firenze. “Ora – ha proseguito Antinori -  dobbiamo lavorare sul fronte dei prezzi. Il nostro vino, infatti, ha un prezzo ancora basso sui mercati internazionali rispetto alla Francia, per esempio, che ci precede per valore”.  Due le principali linee guida tracciate dal presidente dei Grandi Marchi per raggiungere questo obiettivo: “Valorizzare la diversità del nostro patrimonio vitivinicolo in grado di soddisfare tutte le tipologie di consumatore e migliorare la nostra comunicazione all’estero, attraverso progetti unitari e di sistema. Andare sui mercati in solitaria non paga, serve un gioco di squadra. E l’Istituto Grandi Marchi può essere un esempio per il vino italiano”. In questo senso, ha concluso Antinori, membro per i Grandi Marchi del comitato scientifico dell’esposizione universale di Milano: “Anche l’Expo 2015 potrà giocare un ruolo importante e sarà una grande occasione per presentare il vino italiano finalmente in maniera unitaria”.

“Questo Simposio italiano resterà un’esperienza indimenticabile per tutti i Masters of Wine,  i relatori e i partecipanti presenti a Firenze. Quando tutti mi chiedevano perché abbiamo scelto l’Italia come sede del nostro evento più importante che si svolge ogni 4 anni, la risposta è stata ‘perché ci abbiamo messo così tanto?’”.
E’ questo il commento di  Jean-Michel Valette, presidente dell’Institute of Masters of Wine, l’istituzione londinese che conta solo 313 membri in tutto il mondo, a chiusura dei lavori  dell’edizione record  del Simposio mondiale svoltosi per la prima volta in Italia: 450 i delegati presenti, di cui 120 Masters of Wine provenienti da 32 Paesi.

Sponsor italiani 8° Simposio IMW, Firenze 15-18 maggio 2014: Agriventure; Consorzio Brunello; Consorzio Chianti Classico; IEM, International Exhibition Management; Toscana Promozione; Trentodoc; Sanpellegrino.

Costituiscono l’Istituto del Vino Italiano Grandi Marchi: Alois Lageder, Argiolas, Biondi Santi Tenuta Greppo, Ca’ del Bosco, Carpenè Malvolti, Donnafugata, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Tenuta San Guido, Umani Ronchi.
www.istitutograndimarchi.it


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