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La Carta di Milano: l’eredità di Expo Milano 2015. Un dovere condiviso

'Un mondo senza fame è un mondo possibile'. Suona quasi come uno slogan il monito che Salvatore Veca, coordinatore scientifico di Laboratorio Expo, ha richiamato dal palco dell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano, in occasione della presentazione della Carta di Milano

La Carta di Milano: l’eredità di Expo Milano 2015. Un dovere condiviso

'Un mondo senza fame è un mondo possibile'. Suona quasi come uno slogan il monito che Salvatore Veca, coordinatore scientifico di Laboratorio Expo, ha richiamato dal palco dell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano, in occasione della presentazione della Carta di Milano. Questa del 28 aprile 2015 a Milano è stata solo l’ultima tappa di un percorso iniziato lo scorso 7 febbraio all’Hangar Bicocca di Milano con il grande evento Le Idee di Expo verso la Carta di Milano, dove il lavoro di stesura del documento definitivo ha avuto inizio, per proseguire a Firenze dove a fine marzo si è svolto l’evento Italia 2015: il Paese nell’anno di Expo e a Pompei dove il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina ha presentato i principali appuntamenti di Expo Milano 2015 per il semestre.

Le tappe verso la Carta

Tappa dopo tappa, per arrivare alla stesura della Carta di Milano che, a tutti gli effetti è "l’anima di Expo Milano 2015". Così il Commissario Unico Giuseppe Sala ha definito il documento ufficiale, da oggi on line e aperto alla sottoscrizione da parte anche dei cittadini, oltre che dei Comuni, come ha invitato a fare Piero Fassino, presente nell’Aula dell’Università Statale in veste di Presidente dell’Anci: "Tutte le Amministrazioni pubbliche devono adottare la Carta, impegnandosi a farla sottoscrivere", ha richiamato il Presidente, sottolineando il "valore sociale e culturale di una documento che deve diventare un grande strumento di lavoro". Uno strumento di lavoro, dunque, la Carta di Milano, "uno strumento condiviso, nato dal lavoro di 500 esperti dove ciascuno, cittadino, rappresentante delle Istituzioni, soggetto di impresa o di organizzazione internazionale e, non da ultimo, rappresentante del mondo accademico, ha lavorato per unico obbiettivo, mettendo da parte ogni protagonismo", così come ha voluto ricordare Maurizio Martina, che della Carta ha sottolineato un valore che non può prescindere "dalla potenza dei valori condivisi di Expo Milano 2015, ormai alle porte, e che ha tutta la forza per essere, attraverso il lascito espresso nella Carta, una guida per la geo-politica".

Il dovere del Diritto

Una guida di buone pratiche, suddivisa in 66 articoli a loro volta classificati in diversi capoversi dove, in ogni capoverso, si definiscono gli impegni di ciascun soggetto, di fronte alla responsabilità di garantire a ognuno il Diritto al Cibo, "un diritto che", come ha ricordato Livia Pomodoro, Presidente del Milano Center for Food Law and Policy, "deve essere esigibile, perché il cibo è il fondamento per una vita vera e degna di essere vissuta". Un richiamo al Diritto che riporta al dovere di riuscire a realizzare un vero e proprio network tra Diritto e cibo che deve sempre essere adeguato "sia dal punto di vista quantitativo e qualitativo". A parlare di eredità è stato anche il Presidente del Consiglio della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo che ha ricordato come nella sola Lombardia siano 700mila le persone che vivono sotto la soglia di povertà, "alle quali il Diritto al cibo dovrebbe essere garantito al pari del Diritto al lavoro perché" ha sottolineato Cattaneo "come il lavoro, anche il cibo partecipa alla costruzione del soggetto" che nella Carta di Milano può trovare le linee guida per una pratica che vada oltre alla legacy e conduca al lascito di Expo Milano 2015, "un lascito che non deve essere immateriale".

Milano e la sua Urban Food Policy come portabandiera internazionale

"Un impegno comune che deve continuare oltre questi sei mesi" ha richiamato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia "oltre alla fine di Expo Milano 2015 quando la Carta verrà presentata e fatta firmare anche al Presidente dell’ONU unite Ban Ki Moon, per allora in visita a Milano e, in occasione della presentazione del 28 aprile, rappresentato da Hilial Elver, Relatore speciale ONU sul diritto al cibo; un impegno che, attraverso la Urban Food Policy adottata da Milano, fa del capoluogo lombardo il soggetto forte promotore di un patto internazionale che coinvolga il maggior numero di città nel mondo nella costruzione di sistemi alimentari centrati sulla sostenibilità e sulla giustizia sociale". "Un lascito importante che rende Expo", ha ricordato Giuseppe Sala "un grande evento che non dovrà finire", proprio a sottolineare il valore universale di un tema, quello della nutrizione, strettamente legato al Pianeta e alla Natura; quella madre e matrigna, raccontata con poesia e rigore dal cortometraggio Il Pianeta che ci ospita di Ermanno Olmi, presentato in anteprima in Aula Magna. Un cortometraggio dove la forza della natura, la sua bellezza, la sua potenza e il lavoro dell’uomo, agricolo e artigiano, sono la premessa indispensabile a ogni altro ragionamento perché, come è stato sottolineato nero e su bianco nella Carta di Milano, citando lo Human Development Report 2011 a premessa della Carta, "comprendere i legami fra sostenibilità ambientale ed equità è essenziale se vogliamo espandere le libertà umane per le generazioni attuali e future".

Carta di Milano

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