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Il vino che ha le radici nel marmo: il Botticino

Intervista a Claudio Franzoni, Presidente del Consorzio Botticino, da parte del nostro Augusto Gentilli

Il vino che ha le radici nel marmo: il Botticino

LE INTERVISTE DI www.italiadelvino.com

Dopo alcuni anni passati a presentare vini, cantine ed eventi del mondo del vino, percorrendo migliaia e migliaia di chilometri, girando di cantina in cantina, ho deciso di dare ancora più spazio ai veri protagonisti di questo magico mondo, i produttori: da qui l'idea di farveli conoscere, intervistando uno ad uno tutti coloro che hanno aderito a www.italiadelvino.com . Il progetto è ambizioso, perché si tratta di fare qualche centinaio d'interviste. Ho così deciso di avvalermi anche della penna di alcuni dei collaboratori-colleghi che mi hanno accompagnato in tratti di questo percorso. Il primo è Augusto Gentilli.
Mauro Giacomo Bertolli

2016-05-01
La vite e il marmo unite non come semplice ornamento di una qualche statua classica del dio Bacco, bensì come un unicum vitale e vivente dal quale intere generazioni hanno tratto, pur se a costo di immensi sacrifici, il proprio sostentamento. Siamo a Botticino – un comune ai piedi delle Prealpi bresciane – dove le antiche e prestigiose cave di marmo vedono, da secoli, i vigneti aggrapparsi alle loro pendici. L'omonima Denominazione di Origine Controllata, una delle più piccole di Lombardia, sta vivendo un periodo di lento, ma costante, aumento della propria notorietà in virtù dell'indiscutibile qualità dei vini prodotti nonché dell'attività del Consorzio di Tutela e del costante e appassionato impegno dei suoi soci, tanto fortemente motivati e legati al proprio territorio. Di seguito - nelle parole del Presidente del Consorzio Tutela Botticino DOC, Claudio Franzoni, titolare dell'Azienda Franzoni - un quadro sintetico della storia e dell'attuale situazione di questa affascinante zona vitivinicola.

La Doc Botticino nasce nel 1968: quale il percorso che ha portato alla nascita del Consorzio Botticino?
Storicamente, il vino di Botticino era destinato interamente al consumo locale, soprattutto nella città di Brescia. Con il progressivo cambiamento delle abitudini famigliari nonché con le profonde modifiche di cui è stato oggetto il mercato del vino in Italia e nel mondo, è emersa la necessità della nascita del Consorzio come organismo di controllo ma, ancora di più, di promozione. Questi fatti hanno, quindi, portato alla nascita del Consorzio Botticino il 30 luglio 1996.

Claudio, in veste di Presidente, ci puoi raccontare i principali numeri che caratterizzano oggi il Consorzio Botticino?
Attualmente, il Consorzio riunisce15 Aziende, di cui 8 escono con etichette proprie, per un totale di 30ha vitati e circa 200.000 bottiglie prodotte delle quali circa l'80% destinate, per ora, ad essere consumate localmente; ad oggi, circa il 12% della produzione viene esportata e la rimanente quota di bottiglie è consumata, in prevalenza, tra Milano e Bergamo.

Ci puoi, sinteticamente, delineare la storia e le tradizioni del vino nel tuo territorio?
La storia del nostro territorio è stata fortemente influenzata dalla presenza delle cave di marmo già attive e famose in epoca romana. Furono proprio i Romani a diffondere la coltivazione della vite nelle nostre terre grazie anche alla presenza di numerose fonti d'acqua. Nei secoli, la viticoltura è salita lungo le pendici verso le cave, fatto che caratterizza fortemente le caratteristiche organolettiche dei nostri vini.

Il Botticino Doc, nonostante l'indiscutibile qualità che sa esprimere, è purtroppo meno noto di quanto non meriterebbe: quali sono, a tuo avviso, le migliori qualità di questo territorio e dei vini ai quali è in grado di dare vita?
Botticino, oltre ad essere fortemente caratterizzato dalla presenza del marmo, rappresenta una cerniera culturale fra Lombardia e Veneto, sia in termini di viticoltura sia in termini di tradizione enologica. Il risultato di questo complesso insieme di fattori storici, geografici e pedoclimatici è un vino capace di coniugare una notevole struttura con una grande finezza e un altrettanto notevole equilibrio.

I vostri vigneti affondano spesso letteralmente le radici nel calcare: come influenza questo fatto il lavoro in vigna e le caratteristiche organolettiche del Botticino Doc?
La presenza del calcare impedisce i ristagni d'acqua ma, nel contempo, garantisce - grazie alla risalita per capillarità - un corretto e costante apporto idrico alle vigne; i suoli sono per oltre il 70% fortemente dominati dal calcare, fatto questo che regala ai vini la loro caratteristica finezza. Certo tutto ciò ha un prezzo: le elevate pendenze rendono estremamente complessa anche la parziale meccanizzazione del lavoro in vigna, possibile solo in presenza di acclività contenute e di vigneti a ritocchino; con il lavoro totalmente manuale aumentano le ore di lavoro per ettaro per anno e, di conseguenza, i nostri costi di produzione.

Barbera, Marzemino, Schiava Gentile e Sangiovese, ovvero l'unità d'Italia in un vino: quale la storia che ha portato, in questo lembo di terra bresciana, vitigni di provenienze tanto diverse?
La tradizione vuole che il Barbera sia stato portato in zona dai Galli Cenomani, un popolo della Gallia cisalpina compreso tra gli Insubri a ovest e i Veneti ad est, il fiume Po a sud e le popolazioni dell'arco alpino a settentrione. Il Sangiovese, sempre secondo tradizione, dovrebbe essere arrivato a Botticino grazie agli Etruschi mentre il Marzemino è presente in zona con cloni esclusivi, a riprova della sua lunga presenza nelle nostre terre; la Schiava gentile sembra essere di provenienza altoatesina.

Si dice che nessuno è profeta in Patria: quanto è presente la vostra Denominazione nelle case dei tuoi concittadini e presso la ristorazione del territorio?
Attualmente, la ristorazione del territorio sta dando ampia visibilità al Botticino Doc; ovviamente, data scarsa produzione, la disponibilità di prodotto rappresenta un grosso ostacolo alla sua ulteriore diffusione.

Quali le principali sfide che, come Consorzio, vi troverete ad affrontare nel prossimo futuro?
Il problema è principalmente di tipo economico e burocratico. Le vigenti normative, pensate per Denominazioni ben più grandi della nostra, mal si adattano alla nostra realtà e, in quest'ottica, ci siamo mossi presso il Ministero per chiedere alcune modifiche normative che rendano più facile la sopravvivenza di piccole realtà come la nostra. In futuro, vogliamo lavorare per fare conoscere il nome Botticino che deve divenire un brand che leghi, in modo indissolubile, vino e territorio.
Un ulteriore grave problema è rappresentato dal ricambio generazionale che mette a rischio la sopravvivenza di molte Aziende, soprattutto di quelle poste nelle aree più impervie.

Vitigni molto noti affiancati ad altri decisamente meno conosciuti: come viene accolto il Botticino Doc sui mercati esteri?
All'estero, il nostro biglietto da visita è, in prima battuta, il made in Italy. In seguito, quando il prodotto è stato assaggiato e apprezzato, diventa importante raccontare il territorio, con le sue unicità, e i vitigni, con la loro storia e le loro caratteristiche.

AUGUSTO GENTILLI   per   www.italiadelvino.com

 

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