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Mamete Prevostini, Presidente del Consorzio di Tutela, ci racconta la Valtellina del vino

Un'altra intervista del nostro Augusto Gentilli, parlando di muretti a secco, Nebbiolo e prospettive per il territorio valtellinese

Mamete Prevostini, Presidente del Consorzio di Tutela, ci racconta la Valtellina del vino

 

LE INTERVISTE DI www.italiadelvino.com


Dopo alcuni anni passati a presentare vini, cantine ed eventi del mondo del vino, percorrendo migliaia e migliaia di chilometri, girando di cantina in cantina, ho deciso di dare ancora più spazio ai veri protagonisti di questo magico mondo, i produttori: da qui l'idea di farveli conoscere, intervistando uno ad uno tutti coloro che hanno aderito a www.italiadelvino.com . Il progetto è ambizioso, perché si tratta di fare qualche centinaio d'interviste. Ho così deciso di avvalermi anche della penna di alcuni dei collaboratori-colleghi che mi hanno accompagnato in tratti di questo percorso. Il primo è Augusto Gentilli.
Mauro Giacomo Bertolli

2016-07-10
Un paesaggio unico, un labirinto di muretti a secco e terrazzamenti frutto del continuo lavoro dell'uomo e, in alto, le cime spesso coperte di neve e il sole che permette a questa grande vallata alpina di ospitare - da tanti tanti secoli - la coltivazione della vite. È la Valtellina, da sempre la patria di alcuni dei migliori vini a base Nebbiolo e nota qui col nome di Chiavennasca, dove viene utilizzata per la produzione di due vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita - il Valtellina Superiore e lo Sforzato di Valtellina - nonché del Rosso di Valtellina Doc. Mamete Prevostini, Presidente del Consorzio di Tutela Vini di Valtellina e produttore esso stesso, ci guiderà  con le sue parole alla conoscenza di questo grande territorio vitivinicolo.

Il Consorzio per la Tutela dei Vini di Valtellina è nato nel 1976: quale il percorso che ha portato alla sua nascita?
Direi che la ragione più profonda che ha portato alla nascita del nostro Consorzio è stata la volontà dei produttori di sedersi intorno a un tavolo per confrontarsi e scambiarsi le idee, al fine di individuare e condividere le scelte più idonee per comunicare, in modo moderno e vincente, il fascino e il valore del nostro territorio e dei nostri vini.

Mamete, in veste di Presidente, ci puoi raccontare i principali numeri che caratterizzano oggi il Consorzio per la Tutela dei Vini di Valtellina?
Attualmente, al Consorzio aderiscono la quasi totalità dei produttori con circa 45 cantine e quasi 700 viticoltori (su un totale di circa 2000) con una superficie complessiva di quasi 900 ettari vitati e con circa 3.500.000 di bottiglie prodotte.

Il Valtellina Superiore Docg e lo Sforzato Docg, nonostante l'indiscutibile qualità che sanno esprimere, sono purtroppo meno noti di quanto non meriterebbero: quali sono a tuo avviso le migliori qualità di questo territorio e dei vini ai quali è in grado di dare vita?
Il nostro è un territorio caratterizzato da un profondo legame fra uomo e ambiente, dove la viticoltura, ovviamente sul versante retico esposto a Mezzogiorno, ha inciso profondamente sul paesaggio modificandolo ma, nel contempo, preservandolo dal dissesto e dando vita a un insieme armonico e di grande fascino. I vini che ne derivano - in una qualche misura - sono capaci di esprimere queste caratteristiche: sono, infatti, vini di grande finezza ed eleganza, in grado di riunire nel bicchiere struttura e piacevolezza di beva; queste caratteristiche sono, negli ultimi anni, sempre più apprezzate dai consumatori sia italiani sia stranieri.

I vostri vigneti sono uno splendido esempio di viticoltura eroica: come influenza questo fatto il lavoro in vigna e le caratteristiche organolettiche dei vini del vostro territorio?
Ovviamente, la morfologia del territorio ci obbliga a lavorare completamente a mano le nostre vigne e, solo in pochi e fortunati casi, possiamo contare sul limitato aiuto di piccoli trattori. È,  quindi, evidente che i tempi di lavoro, le fatiche e i costi siano maggior qui che in altre regioni viticole meno “difficili”. È, però, importante sottolineare che la nostra viticoltura è decisamente sostenibile e che svolge un ruolo imprescindibile anche nella messa in sicurezza del territorio. Diviene, allora, necessario comunicare questi aspetti ai consumatori in modo di far comprendere il valore aggiunto dei nostri vini. Bere valtellinese vuol dire degustare grandi vini ed aiutare a preservare un paesaggio unico: un privilegio che vale sicuramente il suo prezzo.

Il Disciplinare del Valtellina Superiore Docg prevede cinque sottozone: quali sono, in breve, le differenze pedoclimatiche fra le varie sottozone e come influenzano i vini in  esse prodotti?
Le diverse sottozone rappresentano la tradizione ma mostrano differenze che spesso sono soltanto sfumature. Un altro discorso è, invece, quello delle quote dei vigneti. È chiaro che i vini ottenuti da vigneti a 300m s.l.m. saranno molto differenti da quelli derivanti da uve ottenute a 800m di quota. In generale, i prodotti più equilibrati ed eleganti si ottengono alle quote intermedie mentre quelle più elevate sono ottime per vini da uve surmature o appassite.

Si dice che nessuno è profeta in Patria: quanto è presente la vostra Denominazione nelle case dei tuoi concittadini e presso la ristorazione del territorio?
In tal senso negli ultimi 10 anni sono stati fatti passi da gigante. Un esempio: prima nessun valtellinese che fosse andato ospite da amici fuori dalla Valtellina avrebbe portato in omaggio una nostra bottiglia. Oggi le cose sono cambiate e i nostri concittadini hanno capito che portare un vino valtellinese vuol dire portare portare in omaggio un prodotto di indiscussa qualità, carico della nostra storia e delle nostre tradizioni.
Grossi progressi sono stati compiuti anche presso i bar, le enoteche e i ristoranti del nostro territorio: oggi è normale trovare in mescita al bicchiere un Valtellina Superiore Docg così come è normale che i ristoranti abbiano in carta una buona - quando non ottima - selezione delle nostre etichette.

Quali le principali sfide che, come Consorzio, vi troverete ad affrontare nel prossimo futuro?
Il nostro principale obiettivo per i prossimi anni è far trovare ai nostri vini la meritata collocazione fra i grandi rossi d'Italia. I vigneti valtellinesi crescono in posizione estremamente vocate e possono raccontare ben più di 1.000 anni di storia di lavoro dell'uomo: questi aspetti, unitamente alla grande qualità raggiunta, ci permettono di essere ottimisti sul raggiungimento di questo importante risultato.

Il Nebbiolo è un vitigno generalmente associato, nell'immaginario collettivo, ad alcune grandi Denominazioni piemontesi: come sono accolti i vini di Valtellina sui mercati esteri?
Eleganza e finezza stanno facendo apprezzare i nostri vini anche dai consumatori stranieri. Nel complesso, circa il 40% delle bottiglie prodotte è destinato all'esportazione; i nostri mercati principali sono, attualmente, la Svizzera - da sempre il nostro più importante sbocco commerciale estero - oltre agli Stati Uniti, al Canada e ai paesi del nord Europa.

AUGUSTO GENTILLI per www.italiadelvino.com

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