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Parlando di Barolo e non solo con Andrea Bosco

Il nostro Augusto Gentilli intervista il proprietario di una piccola cantina familiare sita a La Morra: vini e persone che meritano di essere raccontati

Parlando di Barolo e non solo con Andrea Bosco

LE INTERVISTE DI www.italiadelvino.com

Dopo alcuni anni passati a presentare vini, cantine ed eventi del mondo del vino, percorrendo migliaia e migliaia di chilometri, girando di cantina in cantina, ho deciso di dare ancora più spazio ai veri protagonisti di questo magico mondo, i produttori: da qui l'idea di farveli conoscere, intervistando uno ad uno tutti coloro che hanno aderito a www.italiadelvino.com .  Il progetto è ambizioso, perché si tratta di fare qualche centinaio d'interviste. Ho così deciso di avvalermi anche della penna di alcuni dei collaboratori-colleghi che mi hanno accompagnato in tratti di questo percorso. Il primo è  Augusto Gentilli .

Mauro Giacomo Bertolli

2016-10-10

Ci sono persone che ti colpiscono per l'aspetto, altre per lo sguardo o per l'atteggiamento. Andrea Bosco - di corporatura alta, magra, sportiva ed enologo nell'Azienda vitivinicola di famiglia a La Morra - mi ha decisamente colpito per la voce. La voce di chi conosce, di chi si impegna, di chi sa apprezzare un lavoro ben fatto ma, soprattutto, la voce di un uomo assolutamente certo che ciò che sta facendo nella propria vita è esattamente quello che il destino aveva in serbo per lui e che, pertanto, desidera comunicarlo, raccontarlo agli altri perché tutti possano godere - con lo spirito e con i sensi - dei frutti del suo lavoro.
Nelle righe che seguono, Andrea ci racconterà la propria attività, il proprio territorio, ma soprattutto, la magia di uno dei vini che hanno fatto conoscere l'Italia enoica: il Barolo Docg.

Andrea, potresti raccontarci gli eventi più significativi della storia della tua Azienda?
Io ero troppo piccolo per ricordarmelo ma, senza dubbio, il 1979 è stato l'anno della vera svolta per la mia famiglia e la nostra Azienda. La coltivazione delle vigne era, infatti, già una nostra tradizione   ma è stato proprio quello l'anno durante il quale mio nonno Pietro e mio padre Agostino decisero di iniziare a vinificare e imbottigliare Dolcetto e Barolo; quest'ultimo, tra, tra l'altro, avrebbe ottenuto la Docg proprio l'anno successivo. Io, terminati gli studi pressi la Scuola Enologica di Alba nel '95 e dopo alcuni anni di esperienza al di fuori dell'attività famigliare, iniziai, a partire dal 1999, a essere sempre più presente nella nostra Azienda che, ormai, rappresenta la quasi totalità del mio lavoro. Con gli importanti lavori di ampliamento e ammodernamento del 2006, seguiti nel 2012 da ulteriori investimenti in cantina, siamo ormai arrivati ai nostri giorni e a un'azienda vitivinicola che produce mediamente 30.000 bottiglie all'anno suddivise tra cinque etichette.

Quali sono gli aspetti essenziali che possono delineare al meglio la tua Cantina e la tua attività di vignaiolo?
Credo che un produttore debba ottenere la massima qualità dalle proprie uve, preservandone il più possibile intatte le caratteristiche del vitigno e del terroir. Ad esempio, ogni volta che abbiamo dovuto sostituire una vigna abbiamo sempre reimpiantato le varietà precedentemente presenti perché crediamo nell'esperienza e nelle competenze - magari empiriche ma antiche e profonde - di chi ci ha preceduto nel nostro lavoro. Inoltre, siamo sempre più consapevoli dell'importanza di una viticoltura rispettosa dell'ambiente e, pertanto, abbiamo adottato un protocollo di sostenibilità ambientale eliminando totalmente i diserbi e i fitofarmaci a maggior impatto ambientale. In cantina, a parte un uso contenuto della solforosa, abbiamo totalmente eliminato la chimica utilizzando esclusivamente metodi fisici durante le differenti vasi della vinificazione. Usiamo sia tonneaux nuovi sia usati - per il Barbera Superiore e per il Langhe Nebbiolo - sia botti grandi da 25hl per i due Barolo Docg.

La tua attività è da sempre a conduzione rigidamente famigliare: qual è, in relazione alla tua esperienza, il valore aggiunto di questa realtà?
In Azienda lavoriamo io, mio papà, mia mamma e, quando può, la mia compagna. Per me - anzi per noi - la conduzione famigliare ci regala, in prima battuta, la soddisfazione impagabile di poter dire “Questo l'abbiamo fatto tutto noi”. Inoltre, è evidente che poter seguire direttamente, come noi facciamo, tutte le fasi più delicate del lavoro di vigna e di cantina ci permette di avere sempre l'esatto polso della situazione e di poter avere la certezza che tutto sia svolto secondo quanto da noi ritenuto più idoneo. Non voglio dire che le nostre scelte siano sempre e comunque le migliori ma, almeno, siamo sicuri che siano veramente le nostre.

Quali sono gli aspetti fondamentali del Barolo Docg che cerchi maggiormente di mettere in evidenza nelle tue due etichette, La Serra e Neirane?
Quando ho iniziato a lavorare in Azienda, alla fine degli anni '90, nel mondo del Barolo – e soprattutto nel mondo del mercato del Barolo – regnava la barrique. Io ho iniziato subito con le botti grandi. Racconto questo non per dire che questo sia il modo giusto ma perché, implicitamente, questa scelta esprime cosa cerco di valorizzare in un Barolo, ovvero il frutto - nei suoi diversi possibili aspetti - le note floreali della violetta, la mentuccia e le sensazioni balsamiche; in bocca,  amo una buona struttura e una trama tannica che non rinneghi mai la sua origine dal Nebbiolo pur mettendo, ovviamente, in risalto le differenze fra le varie zone.

L'area di produzione del Barolo Docg è costituita da un mosaico di suoli e microclimi che rendono questo grande vino un esempio della capacità dei vignaioli di esaltare con il proprio lavoro tali differenze: secondo te, in ogni caso, è possibile evidenziare un fil rouge che unisca i tanti Barolo Docg de La Morra rispetto agli altri comuni della Denominazione?
È una domanda alla quale oggi è molto difficile dare una risposta. Innanzitutto, La Morra è un comune molto esteso nel quale si produce oltre il 30% del totale del Barolo ed è, inoltre, il comune con il maggior numero di Menzioni di Vigna. L'ampio uso delle barrique, che ancora fanno molti miei colleghi, aumenta ulteriormente le già intrinseche diversità dovute a quanto sopra descritto.
In ogni caso, ritengo che dovrebbero essere dei Barolo caratterizzati da grande finezza ed eleganza e da un'evoluzione un po' più veloce, capaci di essere pronti per il consumo in tempi relativamente più brevi.

Tu produci due etichette differenti di Barolo Docg da due differenti e importanti vigne, Neirane e La Serra: ci puoi brevemente delineare le differenze fra questi due prodotti?
Innanzitutto, il nostro obiettivo è proprio quello di evidenziare e valorizzare queste differenze, mettendo in risalto quanto di meglio ciascuna vigna è capace di esprimere.
Neirane. Questa vigna, sita in comune di Verduno ai confini con La Morra a quote comprese fra i 330 e i 405m s.l.m., è caratterizzata da suoli leggeri sabbioso-limosi e da un clima relativamente più fresco. I Barolo Docg di questa vigna spiccano per l'eleganza e per la gradevolezza di beva fin dalla loro gioventù. In particolare, il naso si caratterizza per le note di frutto rosso fresco e violetta nonché per i gradevoli sentori agrumati talvolta accompagnati da una verticalità balsamica. In bocca, si percepiscono tannini gradevoli e meno nervosi rispetto ad altri cru; secondo la mia esperienza, però, tutto ciò non influisce in modo rimarchevole sulla longevità di questi vini.
La Serra. Questa vigna, in comune di La Morra e confinante con Brunate, si sviluppa in una fascia altimetrica compresa fra i 370 e i 450m di quota su suoli calcarei che ricoprono una matrice rocciosa di marna grigia. La nostra proprietà si colloca a circa 390m s.l.m., ad una quota, pertanto, maggiore rispetto a quella di Neirane. I vini da essa ottenuti regalano bouquet di frutta rossa matura o sotto-spirito, arricchiti frequentemente da sentori balsamici, che riportano alla memoria alcuni Barolo di Cannubi. La buona struttura e una certa mascolinità che li caratterizza tradiscono la vicinanza con la celebre vigna di Brunate.

Il Dolcetto è un vitigno - e un vino - che tende a dividere sia i produttori sia i consumatori su quali siano le sue caratteristiche come varietà e quali debbano essere le sue connotazioni organolettiche nel bicchiere. Cosa cerchi tu di ottenere dal Dolcetto che produci?
Per noi il Dolcetto deve dare vita a un vino gradevole e di facile abbinamento pur senza snaturarne  le caratteristiche varietali. Ecco perché abbiamo deciso di vinificarlo esclusivamente in acciaio, con macerazioni piuttosto brevi, ottenendo, in tal modo, un vino fresco, fruttato con evidenti note di uva e con durezze non eccessive che ne rendano piacevole la beva fin da giovane.

La tua Azienda esporta circa il 90% delle bottiglie all'estero: quali pensi siano le cause di questo forte allontanamento degli italiani dal vino?
A mio avviso è soprattutto una questione di prezzo: il vino di qualità ha un costo e i nostri connazionali in parte non possono e in parte non vogliono spendere - o forse sarebbe meglio dire investire - per il vino. È, almeno in parte, un problema “di cultura, nel senso di conoscenza”. Inoltre, e qui entra in gioco un aspetto decisamente commerciale, all'estero i tuoi prodotti sono assaggiati, giudicati, acquistati - se sono piaciuti - e pagati in anticipo. In Italia, distributori e ristoratori sono generalmente restii a investire su Aziende poco note - a prescindere dalla qualità del prodotto - perché sanno che poi faticheranno a vendere. Inoltre, nel complesso c'è scarsa competenza da parte di chi dovrebbe proporre il vino all'acquirente finale spiegandogli che è possibile bere bene anche staccandosi dalle grandi “firme”. Da ultimo, ma non certo per importanza, è divenuto sempre più difficile riscuotere quanto di nostra spettanza. È, quindi, l'insieme di questi fattori ad averci spinto così marcatamente verso i mercati esteri.

Quale ritieni essere il tuo vino più rappresentativo e perché?
È evidente che io ritenga i nostri vini tutti ugualmente rappresentativi e che la scelta tra loro debba essere solo in funzione dell'abbinamento e dell'occasione. Devo però ammettere che, nonostante oggi il nostro nome sia soprattutto legato al Barolo, continuiamo a provare un profondo legame con il nostro Barbera d'Alba Doc Superiore “Volupta”, anche perché è stato il nostro primo vino a ricevere importanti riconoscimenti internazionali permettendoci così di crescere e farci conoscere.

AUGUSTO GENTILLI  per www.italiadelvino.com


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